A me sinceramente interessa poco che l’Associazione Italiana Editori si mostri sollevata per il fatto che il 2014 è stato un anno senza grandi perdite o per la constatazione tranquillizzante che i lettori forti continuano ad esserlo. Mi interessa molto il dato (quasi nascosto nelle pieghe del comunicato) che dal 2010 al 2014 l’Italia abbia perso 2,6 milioni di lettori. Che sono una enormità, il 10% dei totali.
Questi sono i numeri dell’Istat sulla lettura di libri in Italia riferiti al 2013
I lettori non sono ovviamente quelli che comprano libri anche se a leggere i comunicati dell’AIE non parrebbe. In Sicilia, nel 2013 oltre 7 persone su 10 dai 6 anni in su non hanno letto nessun libro: nelle regioni messe meno peggio sono 1 su 2. Sono numeri che io francamente non saprei come commentare.
Così mi è venuto in mente che quest’estate ho abitato per un po’ a Dalston. Che non è esattamente il centro di Londra ma un luogo interessante nella parte est della città dove nel 2012 il Council ha aperto una nuova e modernissima biblioteca piantata in mezzo ad una vecchia zona popolare piena di gente di ogni razza. È costata 4,4 milioni di sterline di soldi pubblici. Ha il wifi gratuito (quello che manda in sollucchero i nostri amministratori), belle stanze di lettura, libri ovviamente, un ottimo posto dove andare a pranzo lì accanto. All’inaugurazione c’era Nick Hornby, a celebrare il piccolo miracolo di una amministrazione che spende soldi per far leggere i suoi cittadini. E non quelli di Mayfair o Chelsea, ma quelli approdati nella metropoli dall’Africa o dal Bangladesh.
A me non interessa un fico che gli editori italiani abbiano incassato nel 2014 gli stessi soldi dell’anno prima. Come dire, sono contento per loro. Mi interesserebbe invece sapere, di fronte ai numeri sconvolgenti degli italiani che specie nel sud del paese leggono pochissimo, quanti soldi le amministrazioni abbiano investito da noi per aprire, ammodernare e conservare biblioteche pubbliche. Quella della mia città per esempio è identica a com’era 40 anni fa e temo che altrove vada molto molto peggio.
Liberate questi dati, facciamo una mappa degli sforzi fatti per strappare le nostre teste all’ignoranza e riduciamo così le chiacchiere a zero. Perché un libro sarà anche un libro, come dice il marketing rintronante della campagna AIE per ridurre l’IVA sugli ebook al 4% ma un lettore è un lettore ed al lettore – al netto delle schermaglie dei soliti lobbisti – mi pare che non ci pensi nessuno.
Gennaio 27th, 2015 at 19:43
Noi abbiamo tre bar per strada.Son soddisfazioni
Gennaio 27th, 2015 at 19:50
Nel mio paesello friulano l’hanno rifatta nuova e bellissima.
A una manciata di chilometri dal centro.
Gennaio 27th, 2015 at 20:18
Temo che aprire, ammodernare e abbellire biblioteche esistenti non sia sufficiente ad attrarre nuovi lettori. Deve cambiare l’idea stessa di biblioteca.
Nella mia città ad esempio la biblioteca è chiusa la domenica e il lunedì e nella pausa pranzo: e allora tutti al centro commerciale!
Gennaio 27th, 2015 at 21:11
Bologna ha la bellissima Sala Borsa e una fitta rete di biblioteche di quartiere, universitarie e nei comuni limitrofi, tutte collegate tra loro dallo stesso database, essenziale ma ottimo e funzionale. Qualsiasi libro di qualsiasi biblioteca è visibile se disponibile o in prestito dal Web e da terminali presenti in tutte le biblioteche. Unica iscrizione gratuita e possibilità di farti portare il testo che cerchi nella biblioteca che frequenti.
Le due che utilizzo io, Sala Borsa in centro e Mediateca a San Lazzaro sono belle, ampie, luminose e confortevoli, con poltrone e angoli lettura, banchi per studio, Wi-Fi, bar e bagni sempre puliti, piene di bella gente e ragazzi.
Ogni tanto mi piace poter raccontare le cose che funzionano e anche pensare che sono contento per come spendono una parte dei soldi delle imposte che mi tocca pagare.
Gennaio 27th, 2015 at 21:58
Ha senso, nel 2015, NON avere un servizio bibliotecario nazionale unico? Un catalogo. Un sito Web. Un’app. Non cinquantamila differenti sistemi, cataloghi, ecc.
Lancio una provocazione: e se finalmente si facesse seriamente il deposito elettronico legale obbligatorio, con annesso diritto per il sopracitato sistema bibliotecario nazionale unico di somministrare gli ebook depositati ai suoi utenti? (Eventualmente anche con una compensazione forfettaria per gli editori — per quanto io personalmente darei loro zero Euro/prestito, per il modo con cui trattano gli ebook.)
Gennaio 27th, 2015 at 22:53
Anche se a passo di bradipo e con mille limiti, qualcosa c’è:
http://www.medialibrary.it/
e alcune biblioteche si collegano.
Ma la domanda rimane: cosa fa l’AIE per aumentare i lettori (loro unica speranza di vendere di più)?
Gennaio 27th, 2015 at 23:56
Per l’AIE le biblioteche sono il Male.
Massimo, sono diminuiti i prezzi degli ebook da quando l’iva è scesa al 4%?
Gennaio 28th, 2015 at 08:21
che miseria, post e commenti
quel grafico, da solo, non serve a niente, è anzi fuorviante ed utile ad una campagna populista inutilmente autodistruttiva: il nord rende biondi e ariani .. lo sappiamo
innanzitutto il dato non tiene conto dell’emigrazione al nord: il sud si sta desertificando e aprire una cattedrale nel deserto (o un biblio take away, l’inglese ggiovane) non serve a niente, anzi uno spreco di risorse dato che è un compito politico e sistemico.
Che te frega se ci sono diversi cataloghi? Con internet ci metti comunque cinque minuti, o comunque basta uno script e un ipercatalogo
Certo da qualche parte bisogna iniziare: i lettori sono prima di tutto delle persone, non degli automi precari. Sono innanzitutto vivi.
Gennaio 28th, 2015 at 08:25
A proposito di lettura, subcultura televisiva (controllata) e uso spregiudicato di americanismi: vi ricordate ‘i paninari’? Tipi da figurine panini. L’album degli orrori. Un’altra lettura della realtà.
Gennaio 28th, 2015 at 09:49
Mante ti segnalo che nella perfida Albione hanno lo stesso problema di perdita d’utenda delle biblioteche.
Solo che il problema per loro finisce sui giornali quotidiani e dibattono di quali servizi accessori dotarsi.
@Paolo : mole il bevi (trad posa la bottiglia) al sud si legge meno, farsene una ragione e cercare soluzioni .
Gennaio 28th, 2015 at 10:34
La biblioteca del mio paese è parte di una fondazione.
È in centro, bella, aperta la domenica e ben frequentata. Ha un’area bambini spettacolare.
Ha i computer connessi a internet per chi ne ha bisogno, ha il WiFi e fa parte di medialibraryonline, quindi anche da casa posso prendere a prestito e-book, sfogliare i giornali in PDF e scaricare gli mp3 (gratis).
Se c’è un difetto nelle biblioteche è che “la ggente” non ne conosce i servizi.
Gennaio 28th, 2015 at 12:04
Al Paese di mia madre nel cuore della Sicilia la Biblioteca comunale ha ricevuto dal Rotary locale un’ingente donazione di libri in rumeno, le 400 badanti del luogo sono delle grandissime lettrici.
Gennaio 28th, 2015 at 12:51
Lo stato italiano se ne frega della cultura e della sua promozione (oggi molto più che in passato) specchio di una classe politica per la maggior parte costituita da persone che ignorano, non leggono e non hanno alcun interesse per la cultura in generale. Temo quindi non sia solo un problema di avere biblioteche belle, ariose e che funzionano. Le belle biblioteche senza lettori penso servano a poco.
Gennaio 28th, 2015 at 13:40
A Torino, città in grande spolvero (a parole) e di fatti comune in bancarotta, è partito il taglio selvaggio di orari e acquisizioni nel sistema bibliotecario, che pure era notevole. I vecchi bibliotecari vanno in pensione, ovviamente non li si rimpiazza con giovani laureati (non sia mai) e quindi si tende a chiudere il più possibile. Ormai, dove aperto, è quasi sempre merito di volontari. Le richieste ci sarebbero eccome: vista la crisi c’è una coda di prenotazioni pazzesca, ma l’offerta è sempre più al lumicino. Dal comune il cui assessore alla cultura considera spregiativamente come furbetti (che dovrebbero vergognarsi) i cittadini che fanno l’Abbonamento Musei (ottimo), per non dover pagare i singoli biglietti, è difficile aspettarsi logiche diverse.
Insomma, il quadro è disarmante. Ma a livello di istituzioni si getta sale sulle ferite anziché provare a curarle.
Gennaio 28th, 2015 at 14:01
Visto come sono ridotte le biblioteche nazionali è naturale che quelle comunali finiscano male.
Gennaio 28th, 2015 at 14:19
io, nel mio piccolo, segnalo la bellissima biblioteca appena realizzata (circa un anno fa) a Cinisello Balsamo, non esattamente il centro del mondo.
http://www.ilpertini.it/
Libri ovunque, wifi libero, sale ricreative per i bambini (se i genitori vogliono tenerli a bada mentre leggono, o farli leggere), attrezzi ginnici tra gli scaffali per tenersi in forma mentre si legge, auditorium per concerti e conferenze e corsi (ad esempio quelli su Arduino e l’open source), tornei e corsi di scacchi, iniziative culturali varie. Il tutto retto da software FOSS.
Costata alcuni milioni di euro, è un peccato vederla lottare con l’acqua alla gola per carenza di fondi da parte delle istituzioni. Cmq, camminarci dentro e frequentarla dà speranza, e fa respirare un’aria totalmente opposta ai venti malfidenti che vogliono gli italiani sempre più sciatti con libri e lettura.
Gennaio 28th, 2015 at 14:49
segnalerei (in positivo) anche la biblioteca di Settimo Torinese, sempre parlando di posti non propriamente centro del mondo: http://www.biblio.comune.settimo-torinese.to.it/
Gennaio 28th, 2015 at 15:32
Per i pasdaran delle aperture domenicali anche per le biblioteche: non mi risulta che in paesi dell´evoluta Europa settentrionale ci siano biblioteche aperte di domenica, anzi spesso non lo sono nemmeno di sabato (eccetto quelle grandissime e alcune universitarie).
@Giovanni: se invece degli attrezzi ginnici tra gli scaffali avessero investito in altro capirei l´entusiasmo. Così, invece, mi sembra un´idea furbetta. Se un libro mi interessa, anzi, gli attrezzi ginnici e altri ammennicoli mi darebbero molto fastidio.
@Stefano: magari ci fossero giovani laureati italiani disposti a lavorare oscuramente in una biblioteca. Oggi tutti o pretendono di diventare professori universitari appena ottenuta la pergamena della laurea, oppure vogliono aprire “start up” all´estero, salvo poi ritrovarsi a fare i camerieri nella pizzeria “Da Salvatore” in un´anonima periferia di qualche sperduta città della Germania.
Gennaio 28th, 2015 at 16:18
@Massimo, gli attrezzi ginnici secondo me sono un di più per chi vuole unire l’utile al dilettevole. Personalmente li trovo scomodi (se leggo cerco di concentrarmi, pedalare o correre non è esattamente comodo mentre si cerca di leggere) ma dal mio punto di vista non danno fastidio, se qualcun altro vuole comunque usarli.
In ogni caso, la biblioteca che ho citato ha orari molto estesi: fino alle 22 almeno 4 giorni alla settimana, e aperti anche sabato e domenica. Al di là di idee “furbette”, non si può non apprezzare lo sforzo, secondo me.
Gennaio 28th, 2015 at 16:34
Massimo65 mi sembra che ci siano eserciti di laureati specialmente nelle materie umanistiche che lavorerebbero oscuramente in biblioteca, se solo riuscissero ad essere assunti.
Poi ci sono anche i sindaci alla Marino (sindaco di Roma) che un anno fa propose di mettere a lavorare nelle biblioteche i senzatetto, con immediata protesta di studenti e laureati di scienze archivistiche e librarie, che per poter lavorare in una biblioteca oltre alla laurea si devono fare un tirocinio non retribuito di 150 ore e magari passare un concorso. Salvo poi non venire assunti ugualmente.
Gennaio 28th, 2015 at 16:51
Il Regno Unito ha di recente pubblicato un rapporto interessante su come dovrebbe essere la biblioteca del futuro, con le funzioni che dovrebbe svolgere; percepita come un luogo da cui accedere all’informazione (selezionata e) importante per una comunità più che come un semplice archivio di libri da prendere in prestito quando ci servono: http://www.ilpost.it/2015/01/18/biblioteche-caffetterie-regno-unito/
Un anno fa il Guardian aveva ospitato un intervento di Neil Gaiman sullo stesso argomento. C’era un passaggio interessante, e il significato era più o meno quello del rapporto:
Gennaio 28th, 2015 at 17:37
@Michele
se i cervelli emigrano al nord non è il sud che legge di meno
dai ci arrivi anche tu che hai fatto le serali
Gennaio 28th, 2015 at 17:47
@Paolo: non mi risulta che città come Napoli, Palermo, Catania o Bari siano spopolate, né che il nord renda “biondi e ariani”; è solo che al nord, mediamente, le risorse vengono sprecate un po’ di meno, tutto qui.
Per esempio, la cartina mostra non solo che i lettori sono più numerosi al nord, ma che le regioni dove si legge di più sono 3 regioni a statuto speciale, dove probabilmente ci sono più soldi pubblici da investire nella cultura (non mi pare che nelle 3 regioni suddette ci siano tutti questi enormi poli culturali a fare da volano alla lettura, certo non più che a Milano, Bologna o Torino).
Di contro, ci sono 2 regioni a statuto speciale anche al centro-sud; ma mentre la Sardegna (né ricchissima né popolatissima) risulta allineata al centro-nord, la Sicilia è in fondo alla classifica, assieme ad altre regioni dove le mafie e il malaffare (purtroppo in espansione anche altrove) la fanno da padroni.
E’ un caso? E’ fuorviante?
PS: i paninari non avevano niente a che fare con le figurine Panini; a volte non serve nemmeno una biblioteca, basterebbe wikipedia.
Gennaio 28th, 2015 at 17:55
grazie a tutti, un sacco di commenti molto belli
Gennaio 28th, 2015 at 18:09
@Massimo65 No dai, perdonami ma questa è una baggianata. Una frase tipica, peraltro, proprio dell’armamentario della politica, ovvero di coloro i quali dovrebbero trovare una soluzione alla disoccupazione giovanile sempre più devastante (e nemmeno ci provano). Che i giovani laureati non vogliano lavorare nelle biblioteche spero sia una provocazione, perché intesa in senso letterale la trovo un’affermazione parecchio offensiva.
Nessuno assume più giovani nelle biblioteche: quando ne vedete uno è un volontario, un universitario che fa tirocini per crediti oppure uno in servizio civile.
Gennaio 28th, 2015 at 18:46
@Shylock: non mi risulta che città come Napoli, Palermo, Catania o Bari siano REGIONI. Evidentemente mancano parecchie informazioni. Probabilmente dipende: ci sono più soldi pubblici da investire ma probabilmente ci sono che più soldi pubblici da sprecare.. es Piemonte, come ha ricordato qualcuno. Per quanto riguarda il discorso nord e mafie e il malaffare c’è qualcuno che deve ancora chieder scusa a Saviano, per esempio.
PS
Se la lettura fosse un calesse e non solo macchie nere su sfondo bianco i paninari di oggi sarebbero tipi sociali da incollare e catalogare su un album di figurine, o in comode bustine di mostri a seconda dei gusti dei bambini
Gennaio 29th, 2015 at 07:19
@Paolo: non saranno regioni, ma dovrebbero essere piene di lettori, in quanto città grandi, con università e case editrici.
Discorso sprechi: conosco un po’ Friuli e Alto Adige (o Sud Tirolo che dir si voglia) e devo dire che sì, hanno più soldi che in altre regioni, ma in genere li sanno anche usare.
PS: mi devi scusare, ma l’età delle figurine dei mostri l’ho passata da un pezzo e quando ce l’avevo c’erano solo quelle dei calciatori, quindi non ho potuto cogliere la tua raffinata allusione.
Gennaio 30th, 2015 at 21:09
Non è possibile, ovviamente, considerare lettori quelli che comprano libri in luoghi adibiti a registrare i compratori di libri.
Nel mio caso prendo in prestito ebook, libri da diverse biblioteche, da amici, solitamente compro libri usati su bancarelle o in negozi dell’usato indipendenti. Raramente compro qualcosa in libreria, forse 5 libri all’anno, o su internet, 1 o 2 l’anno, mentre alla fine leggo 70/80 libri l’anno.
Poi, se ho capito da altre fonti, ma vado a memoria, e non so citare i link, si stanno squagliando i lettori di best seller, e tutto sommato non mi pare un male, anche se propenderei di più per un incauto “chi se ne importa”.
La biblioteca anche a me pare il luogo per fare molte cose: lettura, spettacoli, conferenze, cinema, scuola, corsi, aperitivi, risiko, dungeon and dragons, lego, lotta nel fango. Dovrebbero essere aperte sempre, aperte a chiunque, anche vendere galline vive se possibile, ma tenetele aperte. Dalle 8 alle 24 tutti i giorni.
Luoghi, tra quelli che conosco, come Sala Borsa a Bologna, la Pavese a Casalecchio, non meritano di stare chiusi la sera e le domeniche. Se poi al nord europa hanno altre idee, fatti loro.
Febbraio 2nd, 2015 at 16:24
[…] Mantellini, abbiamo letto il tuo post Di libri e di […]