Contrappunti su Punto Informatico di domani.
Il giorno successivo alla strage del militari italiani a Kabul Il Giornale è uscito con un titolo a tutta pagina su una notizia piccola piccola: qualcuno, nei recessi più nascosti della rete Internet, aveva offeso e dileggiato la tragedia appena occorsa. Con qualche difficoltà un giornalista del quotidiano era riuscito a trovare un blog nel quale si scherniva la fine dei soldati uccisi nell’attentato, con qualche ulteriore difficile ricerca, nei commenti del blog di un giornalista dell’Unità e nell’immenso marasma dei commenti del blog di Beppe Grillo, aveva scovato qualche frase dai toni offensivi verso i militari italiani. Come già accaduto in passato poche flebili tracce in rete sono più che sufficienti a confortare il proprio teorema, a generare un editoriale di Vittorio Feltri in prima pagina, a far comporre il titolo enorme “Quelli che sputano sui nostri morti”.
Non si tratta solo di cattivo giornalismo, la rete italiana in queste ora trabocca di testimonianze commosse e preoccupate sulla strage di Kabul, il fatto è che queste persone odiano Internet. La odiano i tanti giornalisti che non hanno mai saputo accettare la presunta concorrenza altrui nel commercio delle parole, la odiano i politici, come la senatrice del PDL Laura Allegrini che letti gli articoli de Il Giornale si è precipitata a chiedere che venga immediatamente oscurato il sito in questione e che vengano individuati i responsabili, la odiano molti cittadini di questo paese, convinti in questi anni dalle informazioni che hanno ricevuto in merito, della natura ambigua e pericolosa di questo “nuovo” strumento di comunicazione.
E tuttavia il problema oggi non riguarda tanto costoro, che sono complessivamente solo una discreta e pericolosa minoranza, quanto la maggioranza degli italiani senza parere. In fondo Internet in Italia non è mai piaciuta quasi a nessuno, ce lo dimostrano un decennio di legislazioni sciagurate, di divulgazione malevola e di demonizzazioni di bassa lega. Il Parlamento sforna a ritmo continuo progetti di legge che la regolino, che ne chiudano delle parti, che soprattutto individuino i responsabili di qualsiasi azione e parola così che possano essere ridotti ad una qualche normalità, anche magari attraverso l’enorme dito puntato dei quotidiani su una pagina web letta normalmente da quattro persone.
Senza voler essere eccessivamente ideologico la differenza fra il governo attuale e quelli precedenti (non solo quelli del centro sinistra ma anche il precedente governo Berlusconi) è che oggi sembra sia stato superato il punto di non ritorno, che un residuo fastidioso diaframma sia infine caduto. Ciò che non poteva essere detto ora è sulla bocca di molti: questi signori odiano Internet perchè in un paese fortemente polarizzato ed impoverito in termini di discussione ed elaborazione culturale, la rete amplia il raggio dei punti di vista e costringe a nuovi sforzi di apertura verso gli altri. Quello che altrove è diffusamente percepito come un valore da noi è in molti casi una richiesta finalmente dichiarata come irricevibile. Comprendere i punti di vista altrui? Capire che anche quelli distantissimi dal nostro hanno diritto di asilo su Internet? Non sia mai.
Guido Scorza nei giorni scorsi ha lanciato dalla pagine di questo giornale l’ennesimo allarme su un progetto di legge capace di minare alle basi la libertà della rete. Il disegno Pecorella è solo l’ultimo di una lunga serie e non fa altro che confermare una tendenza già nota. Ma oltre al disegno di legge in sé, che in fondo si occupa delle “solite” cose come aggiungere strumenti di controllo sui cittadini che decidono di esprimere liberamente i propri punti di vista, è forse interessante osservare ciò che accade a margine. Il numero crescente di minacce legislative alla rete ha creato una sorta di tolleranza farmacologica, ad ogni giro l’indignazione in rete è minore, ad ogni grido di allarme si moltiplicano, anche fra i pochi utenti di Internet interessati a queste questioni, gli sbadigli e le alzate di spalle. Come sempre poi l’indignazione digitale è un movimento di opinione a costo zero e le sempre più rare proteste diffuse in rete, più o meno organizzate su blog e siti Internet, sono fenomeni destinati a vaporizzarsi alla prima chiamata ad un impegno concreto nella vita reale, una discesa in piazza, una telefonata al proprio parlamentare di riferimento ecc.
Accanto a quelli che odiano Internet in Italia c’è un popolo assai più ampio di cittadini che ignorano Internet. Un italiano su due la ignora perchè non sa o non vuol sapere cosa sia, ma fra l’altra metà dei cittadini collegati esiste una grande maggioranza che semplicemente non considera rischi e conseguenze di ciò che sta accadendo. Che semplicemente non è interessata.
Come se ne esce? Per quanto mi riguarda non se ne esce se non attaccandosi con le unghie ancora una volta alla transnazionalità della rete, all’Unione Europea e ad altri santi simili. Dipendesse da questo paese reclinato su se stesso Internet non sarebbe nemmeno nata o sarebbe morta in culla, felicemente soffocata da un numero molto ampio di mani differenti. C’è una modesta speranza residua, affidata ai tanti che “non sanno”, a quell’italiano su due che, molto in teoria, potrebbe svegliarsi domani, accendere il suo nuovo router ed avere improvvisamente a cuore l’apertura e la libertà di questo strumento di collegamento fra le persone. A questi cittadini sconosciuti erano dedicati i fondi (800 milioni di euro circa) che il sottosegretario alle Comunicazioni Romani aveva promesso sarebbero stati investiti per lo sviluppo della banda larga. Poi, chissà perché, questi soldi sono scomparsi, destinati a più urgenti emergenze.
Settembre 20th, 2009 at 11:56
Il problema è che anche quel 50% che usa internet non è messo bene…quanti tra di loro quelli davvero interessati a simili questioni? Alla maggioranza basta che non gli si tocchi facebook e va tutto bene…
Settembre 20th, 2009 at 12:08
…”la rete amplia il raggio dei punti di vista e costringe a nuovi sforzi di apertura verso gli altri”…
Accidenti, uno esce a fare una passeggiata e all’improvviso la rete amplia il raggio dei punti di vista e costringe a nuovi sforzi di apertura verso gli altri, sia pure con una quindicina d’anni di ritardo rispetto al previsto. Ieri sera di sicuro non era ancora successo.
Davvero, non vedevo l’ora.
Settembre 20th, 2009 at 12:34
L’analisi mi pare eccellente.
Una volta mi chiedevo se a causare l’odio verso la Rete fosse ignoranza, diffidenza o desiderio di censura.
Oggi tendo a pensare che l’ignoranza generi diffidenza, e la diffidenza generi voglia di censura.
Se a ciò si aggiunge l’ossessione per il controllo dei media che si scontra con l’incontrollabilità della Rete, la frittata è completa.
ag
Settembre 20th, 2009 at 13:11
‘L’odio verso la Rete’… ossegnùr…
Settembre 20th, 2009 at 13:35
[…] sono alla ricerca del traditore: Il giorno successivo alla strage del militari italiani a Kabul Il Giornale è uscito […]
Settembre 20th, 2009 at 13:39
great post.
Settembre 20th, 2009 at 13:47
Sascha, mi sa che una volta tanto siamo d’accordo.
Ma se quell’articolo parla anche di scritte sui muri, non indica come colpevole la Rete, ma questo e quel sito…
*Odio verso la Rete*, ossignur…
Settembre 20th, 2009 at 14:11
[…] sono alla ricerca del traditore: Il giorno successivo alla strage del militari italiani a Kabul Il Giornale è uscito […]
Settembre 20th, 2009 at 14:22
Diciamo che solo in Italia i media principali danno notizia delle scritte sui muri – ricordate il fracasso e la scorta armata al Cardinale Bagnasco per, appunto, due scritte sui muri?
Più che odio c’è il rifiuto di pensare a quelle che è effettivamente il ruolo di Internet nella società attuale, anche fuori dall’Italia, un rifiuto che accomuna la Rete, i media tradizionali e la politica.
Settembre 20th, 2009 at 14:42
[…] sono alla ricerca del traditore: Il giorno successivo alla strage del militari italiani a Kabul Il Giornale è uscito […]
Settembre 20th, 2009 at 14:43
Sascha, mi stai dicendo, mi sembra di capire, che, in fondo, certe cose dovrebbero essere ignorate. Si’, possibile, anche se, in questo caso, le scritte, su muri o e-wall, non sono due e, anzi, si aggiungono a quelle di qualche anno fa.
Il resto, pero’, non lo condivido anche perche’ non mi sembra ci sia grande pertinenza.
Settembre 20th, 2009 at 16:52
@Massimo, sono un po’ confuso. Qualche giorno fa quando io sostenevo che l’articolo Ritalin su Wired era sbagliato e inopportuno in quanto parziale perché parlava solo degli effetti benefici e non dei gravissimi rischi tu sostenevi che va bene così perché bisogna supporre che lettore non sia stupido e capirà.
Oggi attacchi un articolo che fa esattamente la stessa cosa: riferisce in modo parziale le reazioni della rete riportando solo quelle della parte che attacca e offende (intendiamoci in modo ignobile) i nostri soldati e non riferisce della parte prevalente della rete che invece li onora o comunque li capisce.
E’ esattamente la stessa situazione con l’aggravante che chiunque sia in rete vede benissimo che è una visione parziale, il Ritalin pochi sanno cosa sia.
Dove sbaglio?
Odio per la rete mi pare un tantinello paranoico.
bob
Settembre 20th, 2009 at 17:04
In realtà stavo dicendo una cosa diversa, cioè che l’opinione prevalente in Italia è un moderatismo a senso unico che non si sognerebbe mai di andare a cercare o condannare scritte sui muri o tirate su Internet che chiedono lo sterminio dei mussulmani, la castrazione dei gay, il lager per i ‘comunisti’ e l’inferno per i ‘laici’.
Inoltre avevo sollevato la questione (che ovviamente non può essere raccolta dal ‘popolo del web’) delle cosiddette provocazioni, cioè di persone che deliberatamente dicono cose inaccettabili con una identità fittizia per gettare il discredito sulla parte che odiano (cosa che viene fatta regolarmente da destra e da sinistra).
Per quanto riguarda il rifiuto di ragionare sul posto della Rete nella società attuale la sua ‘non pertinenza’ mi pare esemplare.
Non c’entra nulla ma in questo momento sulla tivù le immagini dell’arrivo delle salme dei soldati italiani: ci sono Napolitano, La Russa, Letta… LUI come sempre non c’è: ha una tale paura della morte che non riesce a tollerarne la vicinanza…
Settembre 20th, 2009 at 17:48
Sascha, dai, non è vero quello che dici. Di certe scritte parimenti idiote e criminali si legge eccome, per fortuna.
Anche se il caso di questi giorni è un po’ diverso in quanto si manifesta in un momento non statico, ma di dinamica drammaticità.
Sulle provocazioni, probabilmente appartengo a questo fantomatico *popolo della Rete*, dunque non riesco a capire, soprattutto quali siano e se le condividi-giustifichi.
Infine, sul ruolo della Rete, mi sembra un po’ una mission impossible in certi contesti inevitabilmente limitati. Non ècolpa di questo o quello. Semmai, se lo trovi e che non sia un farlocco, consigliami qualche testo.
P.S.: Non c’entra nulla, ma ho notato, come te l’assenza di Berlusconi. Non condivido le tue conclusioni in quanto pur osservando la sua paura di invecchiare (ma chi non ce l’ha?) dobbiamo ricordare che pochi giorni fa era al funerale di Bongiorno. E certamente la morte ti fa più impressione quando colpisce vicino. Un po’ come a battaglia navale…
Settembre 20th, 2009 at 18:05
Qualche mese fa è morto Don Gianni Baget Bozzo, cioè uno dei fondatori di Forza Italia e uno dei principali intellettuali sostenitori del partito e del governo. B. aveva promesso di andare e poi non l’ha fatto: la cosa, negli ambienti genovesi di destra, è stata notata parecchio. E no, quel giorno non c’era alcun ministro straniero in visita o simili impegni inderogabili.
Le provocazioni sono una antica pratica poliziesca e rivoluzionaria e si basavano su infiltrazioni di persone più o meno addestrate: oggi la cosa si può fare online senza correre alcun pericolo ed è diffusa a tutti i livelli (un giorno fatti una passeggiata nei siti e forum in cui si discutono i programmi televisivi leggeri, tipo i reality show: saresti sorpreso) ed è praticata da tutte le parti: non credo ci sia nemmeno bisogno di ordinarla dall’alto, è una cosa che ai bravi militanti viene spontanea.
Quanto alle scritte o ai commenti dell”altra parte’, ne hai mai letto o sentito parlare nei giornali moderati e non allineati, tipo il Corriere o La Stampa, oppure su La7?
Aggiungo: una scritta antisemita su un muro finisce sempre al telegiornale della sera, una scritta antiislamica mai.
Quanto alla drammaticità del momento… Nel 2006, mentre si votavano in parlamento le cariche istituzionali e delle commissioni, vi furono attacchi, senza vittime, alle truppe italiane in Irak: gli ‘esperti’ si dissero sicuro fosse un tentativo di influenzare le votazioni – insomma, poichè una discussione seria sulle nostre iniziative militari è vietata resta giusto la ‘dinamica drammaticità’ del momento…
Settembre 20th, 2009 at 18:47
Il numero crescente di minacce legislative alla rete ha creato una sorta di tolleranza farmacologica, ad ogni giro l’indignazione in rete è minore, ad ogni grido di allarme si moltiplicano, anche fra i pochi utenti di Internet interessati a queste questioni, gli sbadigli e le alzate di spalle.
Minotti, ti prego dì qualcosa su questo.
Io ho letto il testo e per me è la seconda del 14 luglio, soprattutto se poi si legge la presentazione del testo di legge.
Si moltiplicano gli sbadigli perché qualcuno ha finalmente cominciato a capire l’uso strumentale che viene fatto di queste cose qui.
Ce ne fosse uno che dicesse chiaro e tondo: “è l’ora di una seria revisione di tutta la legislazione in materia editoriale e della creazione di un testo unico.” Bonaiuti aveva promesso l’anno scorso in Commissione Cultura che la cosa sarebbe andata avanti. Ma i tempi delle commissioni sono biblici. Nell’attesa c’è chi prova regolarmente a prendere le scorciatoie.
Settembre 20th, 2009 at 20:29
Frap, sto scrivendo, credimi, ma ho bisogno di un po’ di tempo, anche perche’ sono reduce da una bella settimana in giro per l’Italia. Scusami, la mia famiglia deve un po’ mangiare, non farmene una colpa.
Pero’, ti posso anticipare (come ho fatto in privato con altri che potrebbero testimoniare) che, questa volta (non a luglio), Scorza ha le sue ragioni nel senso che con quel nuovo testo, chiaramente agganciato alla nozione di *prodotto editoriale* (e non a semplici e vaghi *siti internet*), e’ molto pericoloso (ma ricordo che la legge e’ applicata dai magistrati, non dai politici), specie se c’e’ una norma volta ad estendere, indiscriminatamente, la 47/48.
Che, poi, ci sia dolo o semplice ignoranza, questo non lo so. Viene da tendere alla prima ipotesi (perché il problema e’ noto e ricorrente), ma non so… Non ho quella vostra presunzione di saper entrare nella testa della gente.
Di certo, anche l’ignoranza fa dei bei danni.
Settembre 20th, 2009 at 20:57
Sascha, mi imbarazza parecchio ricordare la storia, proprio a te che ti atteggi da vecchio saggio. Vediamo un po’:
– quando si parla di esseri umani, non c’e’ *parte*, perche’ se tu parli di *parte* dai implicitamente un valore a questa o a quella; le vittime non hanno bandiera, non hanno religione, sono tutte semplicemente vittime;
– una scritta antisemita ha *dispari* rilevanza in quanto, per alcuni un po’ ignoranti, vivremmo in un mondo filo-sionista; per qualcuno che conosce un po’ la storia, e’ un sinistro spettro di quello che e’ accaduto soltanto poco piu’ di sessant’anni fa; qualche milione di morti, non militari ma civili, sistematicamente uccisi con espliciti intenti di azzeramento della stirpe (il termine *razza ebrea* lo sputo’ la Melandri qualche anno fa, vabbe’); sei negazionista pure tu?
– una scritta antislamica attrae meno attenzione perche’, fortunatamente, le criminali Crociate si sono fermate ben prima degli anni ’30-’40; non e’ una giustificazione, ma una spiegazione di contingenza storico-politica;
– ci sono cadaveri ancora caldi, cadaveri peraltro smembrati (hai mai fatto un po’ di medicina legale?), logico e comprensibile che si parli degli ultimi eventi;
– *dinamica drammaticita’* degli aventi significava soltanto che questi eventi sono, appunto, cadaveri caldi, non flussi storico-sociali non enucleabili in singoli episodi.
Non so se mi sono spiegato…
Poi, io ti ho fatto una domanda precisa sulle provocazioni di cui tu parli: quali sono e se le condividi, se condividi quelle scritte sui muri (e non soltanto sul web) che plaudono ai di Kabul e quelli simili. Non ho ricevuto risposta, ti pregherei di girare le carte.
P.S.: Tanto non era pertinente la questione di Berlusconi assente ai funerali che l’hai fatta scalare al primo posto. Un po’ di coerenza…
Sascha, qui Berlusconi non c’entra proprio, si tratta di avere un po’ di senso della storia e del civismo.
Settembre 20th, 2009 at 21:19
Senza contare, caso Sascha, che nel tuo bel discorso su questa e l’altra parte dimentichi (e sei anche in buona compagnia) una *banale* quindicina di vittime civili locali.
Colpa di chi ha voluto quel contingente, ovvio…
Settembre 20th, 2009 at 23:55
[…] il meglio di sé, ridimensionando Crozza e lasciando potere a una Ventura sbeffeggiata dai Muse, Mantellini esamina la situazione della rete: Dipendesse da questo paese reclinato su se stesso Internet non […]
Settembre 21st, 2009 at 02:41
che discorso assurdo è che siccome c’è stata la shoah solo 60 anni fa e le crociate sono finite 8 secoli fa (balla mostruosa: e la colonizzazione del MO? Fino a 60 anni fa tutto il MO era possedimento coloniale, e ancora oggi l’Iraq è occupato) allora una scritta antislamica non è un problema e una antisemita lo è? Non è odio razziale quello che rappresentano entrambe? Al massimo quello che differenzia le due scritte è la pericolosità reale di chi le fa: e gli antislamici sono oggettivamente molto più potenti e pericolosi (visto che ci sono partiti di governo programmaticamente nemici dell’islam) degli antisemiti, che sono osteggiati da tutto l’arco politicio e dal ’45 a oggi non hanno fatto una sola vittima in tutta Italia. Non diciamo stronzate, per favore…
Settembre 21st, 2009 at 06:32
Ecco, Giovanni, il tuo modo di esprimerti ti dipinge perfettamente. Anche nel tuo non saper leggere quando uno parla di spiegazione e non di giustificazione.
Complimenti…
Settembre 21st, 2009 at 16:14
@ D.M.
Conosci la cosiddetta ‘Legge di Godwin’?
http://en.wikipedia.org/wiki/Godwin's_law
Ci sei cascato in pieno. Quando dico che non conoscete le dinamiche della Rete…
Come dice l’Economist: “a good rule in most discussions is that the first person to call the other a Nazi automatically loses the argument.”
Visto che hai solo espresso il dubbio (‘sei negazionista pure tu?’) ti offro l’opportunità di fare un passo indietro.
A questo punto, ormai, ogni volta che in una discussione viene tirato in ballo l’Olocausto comincio a guardare il soffitto e fischiettare…
Quanto a quelle dichiarazioni che ti impressionano tanto 1) sospetto che si tratti in buona parte di provocazioni e 2) non le vedo molto più gravi della famosa tirata di Oriana Fallaci pubblicata a suo tempo dal Corriere della Sera. Considerata la presenza di eserciti d’occupazione cristiani e democratici in Irak che hanno provocato un certo numero di vittime innocenti direi che è il caso di lasciar perdere le roboanti dichiarazioni di principio. All’epoca approvai l’invasione dell’Afghanistan ma all’epoca eravamo tutti più giovani…
Settembre 21st, 2009 at 16:18
Complimenti Massimo, quando ho letto l’articolo sul Giornale (a dir la verità mi sono bastati titoli e sottotitoli), ho pensato le stesse medesime cose. Se avessi avuto tempo ne avrei scritto io.
Purtroppo è evidente l’atteggiamento di citare la rete solo quando fa comodo per dimostrare come in essa si annidino le peggiori nefandezze di cui è capace il genere umano. L’ho sperimentato in prima persona. Si parla di argomenti decisamente “spessi”, e non ti citano da nessuna parte, ma non appena c’è l’appiglio per sostenere la tesi della “rete” che danneggia la tranquilla, serena e dormiente società civile, compari con nome, cognome, link al blog su gran parte dei grossi quotidiani e perfino del TG1. Ovviamente strumentalizzando.
Non è un discorso di essere complottisti o meno. E’ evidente che lo strapotere mediatico di chi acquisisce il consenso con i muscoli, in rete non può essere esercitato, perché non c’è un collo di bottiglia ed è un rapporto molti a molti. Ed è altrettanto evidente che in rete si concentrino gran parte delle informazioni che non trovano spazio nei media tradizionali, così piramidali e gerarchicizzati, al servizio dei potentati economici e politici.
E dunque un quotidiano come “Il Giornale”, potrebbe mai invogliare la gente a fare un uso positivo della rete? Potrebbe mai sostenere che “internet è bello, navigate tutti in rete e fatevi la vostra opinione?”.
La risposta è abbastanza evidente. Mi meraviglia ancora che quest’analisi trovi resistenze in alcuni commentatori.
Settembre 21st, 2009 at 16:25
Sascha, della legge di Godwin ne abbiamo parlato tempo fa, proprio qui. Io non ti ho dato del nazista. Negazionista (che era una domanda provocatoria) e’ una cosa infinitamente diversa, dovresti saperlo.
Non posso scusarmi, se e’ cio’ che mi chiedi, semplicemente perche’ non ti ho offeso, obbiettivametne e/o con intento.
Sulle dichiarazioni, bah, tutto puo’ essere, anche quello che dici tu. Ma, allora, sono provocazioni anche le scritte antiislamiche? Io penso di no, entrambe rendono evidente l’imbecillita’ di chi le traccia, entrambe sono segno di un pericolo.
Non facciamo necessariamente i paranoici di fronte a qualsiasi segno, ma non sottovalutiamo certe espressioni, stiamo bene all’erta, altrimenti rischiamo di fare tutti una brutta fine, non soltanto ebrei e musulmani.
Settembre 21st, 2009 at 16:42
Messora, c’e’ qualche resistenza da parte dei contestatori perche’ quell’articolo non riportava soltanto citazioni della Rete, ma anche scritte sui muri. Dunque, non puo’ essere inteso come un articolo contro la Rete, anche eprche’, come ricodrava bene Quintarelli, si indicavano questo o quel sito/blog, non indiscriminatamente Internet.
Mi sembra un fatto obiettivo e sono io il meravigliato, per dirla tutta…
Settembre 21st, 2009 at 16:54
C’è anche la ‘reductio ad hitlerum’ se vi può far piacere:
http://en.wikipedia.org/wiki/Reductio_ad_hitlerum
‘Negazionista’ dell’Olocausto e ‘nazista’ sono due termini ben diversi? Anzi, ‘infinitamente’ diversi? Però, chi l’avrebbe mai detto. Bisogna spiegarlo ai tedeschi, che mandano in galera nell’uno come nell’altro caso,
Settembre 21st, 2009 at 17:30
La reductio di cui parli sta alla base della teoria di Godwin, Sascha, si sapeva già.
E basta con questa cultura meramente wiki, andiamo oltre.
Libero di confondere nazismo e negazionismo, ma son cose ben diverse, anche per il diritto.
Settembre 21st, 2009 at 18:00
Il problema è l’Olocaustizzazione del pensiero occidentale che ci rende opaco il presente, i suoi pericoli come le sue possibilità:
‘Quanto si ingannono coloro che a ogni parola allegano e Nazisti!’, per dirla col Guicciardini.
Del resto, tornando all’Afghanistan, ci si spezzano le corna gli inglesi nell’Ottocento e i Russi nel Novecento; e se oggi i talebani avessero i missili Stinger forniti dall’Occidente a quanti resistevano ai sovietici la Nato sarebbe stata sbattuta fuori a calci già da un po’.
Gli errori si pagano, anche quelli fatti con le migliori intenzioni liberaldemocratiche e dirittumanistiche: s’è voluto portare la democrazia in Irak lasciando degenerare la situazione in Afghanistan? E ora, beh, quanti vogliono sacrificare i loro figli per la difesa dei sacri valori avranno occasione per farlo (penso a un tale intervistato alla radio ieri all’arrivo delle salme dei soldati italiani)…
Settembre 21st, 2009 at 18:20
E poi quella battuta demagogica sulle vittime locali…
Ha mai notato il diverso peso che i media occidentali hanno dato lungo tutto il corso della guerra in Irak ai morti americani e occidentali, di cui sappiamo l’esatto numero, rispetto a quelli irakeni, calcolati (nei rari casi in cui lo si faceva) all’ingrosso e senza troppi sforzi di distinguere fra amici, nemici e innocenti passanti?
Certo, con ‘loro’ contano i risultati, con ‘noi’ contano le intenzioni…
Settembre 21st, 2009 at 18:39
Sascha, ma quanto sei pesante… Sei una vera e propria minaccia per la felicità globale… :-)
Settembre 21st, 2009 at 18:45
Si potrebbe istituire una regola automatica su WP secondo la quale dopo un certo numero di commenti e controcommenti fra le stesse due persone si apra a ciascuno dei contendenti in automatico il programma di posta elettronica.
Settembre 21st, 2009 at 20:18
Per esempio ;-)
Il mio indirizzo e’ stranoto, quello di questo signor-sono-un-vecchio-e-giusto-saggio Sascha no ;-)
Ciao, Massimo.
Settembre 22nd, 2009 at 06:32
Io trovo il dialogo e la discussione l’unica cosa che nei blog vale veramente la pena leggere, speriamo che la tua idea massimo non venga raccolta da nessuno…
bob
Settembre 22nd, 2009 at 07:29
Io invece credo che Mantellini abbia ragione, i dialoghi a due diventano quasi subito noiosissimi. Quando poi, come dice bene Minotti, uno dei due dialoganti è peso da morire e per di più tristo, credo che una regola del genere sarebbe proprio indispensabile
Settembre 22nd, 2009 at 08:07
Per quel che può valere la mio opinione, condivido, specie nel caso concreto, il suggerimento di Massimo.
Settembre 22nd, 2009 at 09:38
@tenutario
Se attivi i commenti “per-thread” (annidamento) il problema si risolve subito e facilmente.
Settembre 22nd, 2009 at 09:42
@Minotti
A “laurare” su *prodotto editoriale* & C., che ce n’è bisogno, invece di star qui a discutere con Sascha. Marsch !! ;-)
Settembre 22nd, 2009 at 12:01
Hai ragione, frap. C’è che scrivere un post con una qualche pretesa *scientifica* non è come battibecare qui.
Almeno, io penso ci sia una bella differenza.
Vedo di fare il possibile oggi, comunque restano valide quelle mie prime opinioni.
Settembre 22nd, 2009 at 17:12
‘Tristo’ e ‘peso’ – andiamo bene…
Ci mancano solo le ‘pippe mentali’ e abbiamo esaurito il repertorio del bravo internauta…
Del resto se un dialogo a due è ‘noiosissimo’ provate a entrarci così diventa una, tipo, festa dello spirito…