27
Gen
Ieri io e Alessandra, come quasi ogni anno da un decennio, siamo stati ad Artefiera. Che per gli agnostici sarebbe una grande fiera di opere d’arte che si tiene alla fine di gennaio a Bologna. E che nelle ultime edizioni e’ diventata un grande business internazionale ed un immenso guazzabuglio di stand. L’arte tira, specie quella contemporanea, e piega le masse verso di se’. Cosi’ il biglietto di ingresso alla cultura costa 16 euro e dentro si trova un po’ di tutto: una sorta di Biennale a pagamento (nel senso che qui le opere si possono comprare) arricchita da alcune figure autoctone che meritano un accenno.

La prima e’ “il gallerista”. Il “gallerista” e’ una sorta di commerciante d’auto col papillon e le Church’s solo che invece che automobili tratta artisti e opere d’arte. Le compra e le acquista come fossero balle di cotone o stock di TV taiwanesi. Ascoltare di soppiatto le parole dei galleristi e’ una delle ragioni principali per andare ad Artefiera. Individuate uun gallerista a caso (di solito si muovono flemmatici nel loro ecosistema in attesa dell’estimatore, spesso sono vestiti in maniera ricercata, spessissimo sono accompagnati da una giovane stangona slava in tailleur nero e tacchi a spillo dallo sguardo perso nel vuoto, e insomma e’ difficile sbagliarsi) mettetevi vicino a lui e rimanete ad ascoltare fingendo di guardare una delle opere della sua galleria. Non ve ne pentirete.

La seconda e’ “l’artista”. L’artista in quanto artista ha spesso un cappello improbabile in testa. Puo’ essere un basco stile “quartiere latino” o una coppola a scacchi che fa tanto “Sean Connery”. Oggi ne ho visto uno con un interessante paraorecchie in lana verde su semipelata di capelli grigi. Il mio interesse riguardava il fatto che nei locali della fiera era caldissimo. Mia moglie che e’ di animo migliore del mio ha commentato: dai, magari ha l’otite. Il che puo’ anche essere. L’artista del resto e’ tale anche perche’ e’ insensibile agli effetti climatici sul suo abbigliamento. A lui il global warming non lo tocca proprio. Oppure, in alternativa al copricapo, ha una testa di capelli notevole e scompigliata ad arte, che in fondo anche questo e’ un po’ il suo mestiere. Inutile avvicinarsi all’artista per ascolare commenti sulle sue opere. In genere ha altro da fare che non occuparsi di simili quisquilie. Nel piu’ sobrio stile Cattelan, l’artista contemporaneo quello vero, sa che la sua professione necessita’ di sobrieta’ e mimetismo della parola. Senza le quali del resto descrivere certe opere d’arte sarebbe piuttosto complicato.

La terza categoria di rilievo incrociabile nell’acquario surreale di Artefiera e’ quella dell’entusiasta. L’entusiasta e’ un essere di sesso femminile o maschile, capace di discettare a lungo del periodo di crisi creativa di Jan Fabre (un tizio belga noto per le sue sculture fatte incollando insetti). Per l’entusiasta (altro tipo che merita di essere seguito e ascoltato) perfino le tette finte di Pamela Anderson nelle foto di LaChapelle sono estasi artistica. L’entusiasta plana ad Artefiera in genere accompagnato da qualcuno che entusiasta non e’ al quale poter dire frasi del tipo “Questa opera di Pasqua e’ una delle cose piu’ commoventi che mi e’ capitato di vedere negli ultimi anni” (sentita con le mie orecchie ieri davanti a questo).

Ah dimenticavo: qua e là  e’ possibile ammirare anche qualche dipinto di Rosai o Sironi, qualche piccola statuetta di Giacometti o certe grandi tele impazzite di Mattia Moreni. Che e’ poi la ragione (unita a quelle sopra) per cui continuiamo ad andare ad ArteFiera ogni anno.

7 commenti a “L’ARTE TIRA”

  1. Arnaldo dice:

    E' il primo anno che ci vado. Ottima descrizione. Degli artisti, oltre ai cappelli, mi hanno impressionato tantissimo le scarpe. La moda delle scarpe a punta ha liberalizzato troppo le forme. Ce ne erano anche di sinusoidali. Così inarcate che tornavano sulla caviglia. Ma dagli artisti uno s'aspetta certa "ridicolaggine", l'assurdo sono proprio i galleristi. Non capisco perchè non mettere proprio il prezzo così come nei negozi. Tanto, visto che lo scopo è quello e l'orizzonte pure, cosa c'è da vergognarsi? (Forse dovrebbe anche essere obbligatorio, ma non mi spingo tanto).

    Tra lo scandalo dei costi, aggiungerei anche 12 euro di parcheggio!! L'unico disponibile. E i lampioni erano anche spenti alla sera.

  2. I Proletari dice:

    primi di chiedere (per puro sfizio) il prezzo di un'opera, c'è tutta una valutazione preventiva di paramatri tipo:

    2) quanto si imbarazzerà  il gallerista a dirmi la cifra guardando il mio abbigliamento (nel qual caso ometterà  il "-mila euro" dopo la parola "cinquanta")

    3) rapporto tra età  dell'artista (se so per certo che è vivo), dimensioni del pezzo, e costo delle materie prime scolpite/fuse/cronomagnetizzate

    3) rapida stima dell'età  tardoadolescenziale che posso dimostrare a tot ore da quando mi sono truccata gli occhi

    e alla fine chiedi solo il prezzo di uno dei cento talismani di giosetta fioroni, che comunque, in tutta la sua modesta onestà , viene quanto il tuo stipendio mensile, lordo.

  3. massimo mantellini dice:

    io in genere quando proprio sono molto curioso mando mia moglie: l'anno scorso ha chiesto anche quanto costava un Bacon (ora non ricordo l'esatto numero di milioni di euro della risposta) ;)

  4. Luca Moretto dice:

    dovrei difendere la categoria dei galleristi visto che da ormai 6 anni è il mio mestiere. Concordo comunque sul fatto che molto galleristi che si incontrano alle fiere hanno la puzza sotto il naso e molti di loro non amano profondamente l'arte, ma lo fanno solo per il business. W Manzoni!

    mi piacerebbe pubblicare il tuo articolo in quadreria.com, fammi sapere!

  5. Simone Cosimi dice:

    Verrai anche a Roma a fine febbraio per la nuova fiera?

  6. massimo mantellini dice:

    usa pure il post luca

  7. david dice:

    Ad Artefiera ci sono stato solo una volta. Davanti al trentesimo Concetto spaziale di Fontana però ho accusato un po' d stanchezza