Il punto di vista di Gianni Riotta sulla sentenza della Cassazione sulla responsabilità dei siti web, pubblicato nell’inserto del Sole24ore di domenica scorsa. A differenza di quanto faccio usualmente ho aggiunto qualche commento: perchè non è sempre possibile archiviare tutto con una battuta


La sentenza con cui la Cassazione, quel volubile forum della giustizia italiana, ha deciso che sui blog non esiste alcun principio di responsabilità sarà celebrata, c’è da temere, come un trionfo della libertà di stampa. Polaris è persuasa, al contrario, che sancirà l’irrilevanza dell’informazione online non professionale, fino a un mondo di 6 miliardi di blogger, ciascuno scritto e letto solo dal proprio autore.


E’ una sentenza. E non dice che non esiste alcun principio di responsabilità. E non si riferisce nemmeno ai blog ma a qualsiasi testata online, Sole24ore compreso. Il disprezzo così evidente per chiunqua scriva in rete, anche per due persone in croce, è un inutile surplus che andrebbe spiegato.

Se infatti è lecito far circolare qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto, ad avvantaggiarsene non sarà la verità, già così maltrattata sul web, ma la diffidenza, il disgusto e l’inerzia. La presunta licenza di dire tutto determinerà lo scetticismo assoluto di chi a leggere ancora prova.



Occorre ricordare che la circolazione del pensiero è un caposaldo delle democrazie. Compresa quella del pensiero asinino che allena i cittadini al discernimento personale. E in questo paese dio sa se ce ne sarebbe maggior bisogno. Le esagerazioni, le calunnie ed i complotti appartengono al mondo non a una qualche categoria di comunicatori. La verità poi è maltrattata ovunque, sul web molto meno che altrove.

Già oggi negli Usa ci sono siti nascosti che denigrano la reputazione di privati cittadini che, invano, provano a redimerla. I pionieri del web avevano sperato in una democrazia diretta dell’informazione, ma il caos sta ormai confondendo fonti e uso.



Libero, Il Giornale, Gianfranco Fini. C’era a disposizione un esempio recente e nostrano sui rapporti fra media e reputazione ma ce lo si è fatti scappare. Non si trattava però di oscuri “siti nascosti” della detestabile rete Internet quindi non andavano bene.


Fuori dai grandi siti del monopolio, Google, Youtube, Wikipedia, i lillipuziani continueranno a credersi liberi e, nel caveau dei pochissimi seguaci, a predicare piccoli credi settari. Pian piano, come pula al vento, meschini sordi rancori verranno dispersi nell’inesorabile rombo dei motori di ricerca.



Il passaggio di Wikipedia da progetto collaborativo a monopolio merita una citazione. Google e Youtube, per amore di precisione, sono la stessa azienda. Sui lillipuzziani settari dai sordi rancori meglio non esprimersi.

E nulla più resterà se non un roco slogan in un sito non aggiornato da mesi, una foto ingiallita su Facebook, una correzione acida di Wiki che nessuno mai leggerà, fossile online della frustrazione.



Io credo e spero che non sarà così. Mi segno però anche i siti “rochi”, le foto “ingiallite” i wiki “acidi”. E mi dispiaccio in silenzio di questo testo incattivito e senza speranza.


(via Stefano Quintarelli)

55 commenti a “Dialogo sugli asini”

  1. Giancarlo dice:

    http://jonkyblog.blogspot.com/2010/10/linesorabile-rombo-dei-motori-di.html

  2. canablach dice:

    Gianni Riotta è un buon giornalista ma nulla più. Il suo punto di vista è sempre poco “originale”, frutto di grande erudizione, informazione ed aggiornamento, ma di appena sufficiente elaborazione. A ciò si aggiunga un’arroganza intellettuale, così la percepisco, sempre pronta ad innalzarsi a baluardo non appena la conversazione scivoli di mano verso conclusioni ritenute, a priori, non ortodosse. E` curioso che il progetto di innovazione della testata transiti per le sue mani.

  3. MarcoG dice:

    Sarebbe bello se Riotta, dopo aver letto questo post (perchè lo leggerà, statene certi), rispondesse. Qualcosa però mi dice che non lo farà.
    p.s. salve Riotta, eccola qua. Ma tanto so che non risponderà.

  4. MarcoG dice:

    e poi comunque invito Riotta a guardarsi questo
    http://www.youtube.com/watch?v=cMjHXbQ1ltw

  5. Gianluigi dice:

    Qualcuno, di buon cuore, mi spiega come fa un sito nascosto a denigrare un cittadino?
    Tornando ai vecchi mezzi e come dire: io scrivo un libro su Riotta pieno di nefandezze; lo seppellisco in fondo ad una pozzo; arriva Riotta e dice di volermi denunciare perché sa del libro, anche se nessuno lo leggerà mai?

  6. Mammifero Bipede dice:

    Il “dialogo sugli asini” sarebbe quello tra te e noi o cosa?
    :-)

  7. michele ficara dice:

    lo dice con toni antipatici, ma forse gianni riotta non ha tutti i torti, a volte troppa informazione equivale a nessuna informazione: anche se viviamo in un mondo digitale, siamo sempre esseri umani analogici con una limitata capacità di assorbimento. Riflettiamoci comunque :-)

  8. alberto dice:

    Concordo con canablach: non c’è sufficiente elaborazione dei dati. Nel testo di Riotta infatti c’è la soluzione ai suoi timori, ma lui non sembra accorgersene. Quando parla di siti nascosti (non si riferisce a siti che non si vedono, ma di cui non si può risalire al responsabile, ammesso che questo sia ancora possibile) già fa una distinzione fondamentale e a cui può arrivare chiunque, non c’è bisogno di essere laureati. Ognuno di noi sa che repubblica.it o ilgiornale.it o anche il post.it o persino dagospia hanno dietro nomi e cognomi che sono facce pubbliche. Posso incontrare Mauro Feltri o Sofri o D’Agostino per strada. Lo stesso vale per i siti ufficiali di istituzioni accademiche, fondazioni, case editrici, governi. Sono “siti non nascosti”, “siti alla luce del sole”, “siti aperti”, chiamiamoli come vogliamo, ma chiunque sa distinguerli da un “sito nascosto” e valutarne la diversa affidabilità e chiedere conto ai responsabili se scrivono sciocchezze. Questa è la vera reputazione che crea la Rete. Quello che pare mancare all’articolo di Riotta è la capacità di valutare le diverse gradazioni di affidabilità, che invece in rete sono ben percepite e “funzionano”.

  9. Courier dice:

    Evidentemente Riotta ha preso bene il crollo dei lettori del Sole 24 Ore. Non c’entra però la concorrenza di blog e testate online. Se i temi centrali del Sole sono le strategie di Obama per gli elettori messicani del Wisconsin…via!

  10. alberto dice:

    Fra l’altro Riotta stesso dice, da buon liberale, che i meschini sordi rancori verranno dispersi come pula e che resteranno solamente le fonti più qualificate. E allora il problema qual è? Che tali fonti qualificate non saranno più repubblica e il corriere, ma wikipedia e google? timore legittimo, ma che non riguarda i lettori: vinca il migliore, verrebbe da dire, se nonché è da dimostrare che non ci sia spazio per tutti. per contro il mito dei 6 miliardi di blogger credo sia smentito dai fatti, per ogni blogger che scrive con regolarità ci sono dieci che leggono solamente.

  11. Andrea Romano dice:

    Non giriamoci troppo intorno: la rete è popolata anche da gruppi tribali, piccoli o grandi o piccolissimi, che si alimentano solo delle proprie certezze e delle proprie calunnie. Il che è probabilmente inevitabile, e pazienza. Però non dovremmo confondere questo tratto della rete (uno dei tratti della rete) con la “libertà di pensiero” ma semmai con la “libertà di infangare”. Che è una libertà, ci mancherebbe altro, che tuttavia richiede la previsione delle responsabilità anche personali per le calunnie che si mettono in giro. Tipo: se tu scrivi che io sono un pedofilo o anche solo uno stronzo devi almeno prevedere che io ti aspetti sotto casa per prenderti a sberle. Ho qualche dubbio che lo strumento giudiziario sia quello più adatto per rispondere al problema. Ma nessun dubbio che il problema ci sia, enorme e ingombrante per tutti quelli che hanno a cuore sia la rete che la libertà di pensiero.

  12. strayDog dice:

    il finale è da blade runner, mi pare di vedere riotta sotto la pioggia nei panni di rutger hauer

  13. La Cassazione e diffamazione sul web: facciamo il punto | Video Folli dice:

    […] Riotta prende male la mira su un punto, ma su altri, sull’incessante noise, sul tutti che urlano e nessuno che ascolta, non mi sentirei di smentirlo in toto. Prende male la mira perché la sentenza della Cassazione non riguarda “i blog”, ma una testata registrata – online – ma una testata registrata. In tribunale, Merate Online non è diverso dal Sole24Ore, come nota giustamente anche Mantellini. […]

  14. canablach dice:

    @Andrea Romano

    Condivido appieno: ma preferisco correre il rischio e gestirlo e risolverlo, per quanto difficile, che trincerarmi dietro la paura di non farcela. Nonostante la libertà di parola sia finita, inevitabilmente, in mano ai cretini, sta agli “altri” trovare il modo di non cedere il discorso.
    Nel caso specifico di Riotta non mi viene poi mai meno la sensazione che stia lottando per se stesso (e il presunto Ordine costituito di cui si fa carico).

  15. Gianni Lombardi dice:

    Sarebbe opportuno anche ricordare a Gianni Riotta che è sciocco ironizzare sui piccoli blog, visto che le pagine dei giornali, come diceva un grande giornalista, il giorno dopo servono a incartare il pesce.

  16. John Doe dice:

    @ Andrea Romano: io ho più che qualche dubbio sullo strumento giudiziario, sono anzi quasi certo che non funzionerà. O funzionerà solo per alcuni e per motivi che esulano dall’assicurare giustizia.
    Tanto per essere chiari -vado a memoria- i risarcimenti a magistrati valgono il 30% in più e le cause che li riguardano durano la metà del tempo. Oppure. Prova a diffamare qualcuno in Svizzera o in Danimarca, non importa se in rete o altrove, e vedi se lo strumento funziona…

    Poi uno può anche decidere di non considerare attendibili o addirittura di non leggere quelli che non conosce, ma sono fatti suoi, legati alle sue fobie.
    Riotta non mi soprende, ci sono quelli che nascono nella carta ma vedono il futuro e gli vanno incontro, altri ne hanno solo paura.
    Credo sia tutto qui, e per fortuna le opinioni di Riotta non mi sembrano così rilevanti per le sorti della rete e di chi ci scrive. Non lo sono neanche abbastanza da meritare discussioni approfondite. Quelli come lui sono tantissimi, the same old song

    E basta anche con ‘sta storia dei nicknames, siamo tutti individuabili dalla polizia postale, posto che l’autorità giudiziaria ne abbia voglia.

    @ strayDog: seee…gli piacerebbe a Riotta essere Rutger Hauer sul cornicione, invece è Gianni Riotta al sole24ore

  17. Cafonauta dice:

    Mi spiegate questa cosa:

    Una notizia falsa/diffamante viene pubblicata sull’edizione cartacea del giornale X e sull’edizione web del giornale Y.

    Di fronte a una causa per diffamazione, chi sono i responsabili nei due casi?

  18. massimo mantellini dice:

    @andrea romano, le previsioni di responsabilita’ in rete come mille volte detto ci sono gia’ e sono perfino eccedenti a quelle disponibili altrove. Detto questo sono d’accordo, la risposta non puo’ essere giudiziaria e certamente quello della tutela della reputazione dei singoli in rete non e’ una questione banale. Eleggerla a tema di contrapposizione fra buona stampa e cattiva reta pero’ non mi pare un contributo neanche minimo alla soluzione del problema. A margine il tema rilevante che Riotta aizza da tempo non e’ questo ma quello della verita’ delle parole, altro tema per conto mio di assai difficile difesa.

  19. Massimo Scognamiglio dice:

    La cosa che trovo più imbarazzante negli scritti di taluni commentatori, Riotta non fa eccezione, è la totale ignoranza della materia della quale scrivono. Ignoranza sul testo che vanno a commentare, ignoranza della rete e della sua complessità.
    E’ tutto una divulgazione basica e volgare (volgarizzata) che rende i concetti bianchi o neri.

  20. Anonimo dice:

    […] […]

  21. mazzetta dice:

    solo per dire che l’astio di Riotta verso la rete risale a parecchi anni fa, a quando dalla rete si cominciò a sbugiardare certe sciocchezze che scriveva abitualmente o a prenderlo in giro perchè apponeva “da Washington” agli articoli che scriveva da casina sua per il Corriere ;)

  22. Agostino Quadrino dice:

    Ho l’impressione, da lillipuziano ovviamente, che Riotta svolga bene il suo servizio per il suo editore, come fatto in precedenza al TG1 e al Corriere. I grandi monopoli industriali a cui risponde non possono essere molto favorevoli ad un modello di comunicazione in cui la soglia di ingresso è molto più bassa (diciamo ad altezza lillipuziani) semplicemente perché questo intacca i loro interessi.
    Quando poi si vuole difendere un legittimo interesse di parte, soprattutto se trattasi di una parte largamente preponderante come poteri e risorse, con un richiamo ai “valori”, allora davvero il discorso scade ad un livello di ipocrisia del tutto inaccettabile e tipico del cortile nostrano.
    Il ciuccio va attaccato dove è noto, ma – per favore – non diciamo che ciò va fatto perché la cosa è bella, buona e giusta, a favore del progresso e della democrazia, via…

  23. angelo dice:

    La superficialità di Riotta è storia vecchia, fin da quando scriveva sul “manifesto” le sue improbabilissime analisi sull’America. La sua carriera successiva non ha fatto che confermare le impressioni di gioventù. Non me ne farei un cruccio (del ciuccio): la retorica dell’uomo si avvicina sempre più a quella del Ventennio, o dei tribunali del popolo, dovremo sopportare di peggio con il passare del tempo.

  24. Daniele Minotti dice:

    L’interpretazione giuridica di Riotta e’ ridicola.
    Per quanto mi riguarda non ho altro da dire.

  25. Gianmarco dice:

    Facendo il punto: rioda, che abitualmente non leggo, scrive un suo commento in merito ad una sentenza ( da giurista del suo commento me ne frega una cippa). Mantellini, il cui blog leggo quotidianamente, lo commenta. E il blog di mantellini e’ a sua volta commentato da persone che non conosco ma che pero’ stimolano il dibattito. Tutto ciò e’ avvenuto grazie a Internet: riotta dovrebbe solo ringraziare il fatto che questo mezzo esista.

  26. John Doe dice:

    Non ho alcun motivo per dubitare della parola di Mantellini e però, se il problema di Riotta è “la verità delle parole” allora delle due l’una: o lascia immediatamente -per coerenza- la professione di giornalista oppure è pronto per la presidenza dell’ordine.
    In entrambi i casi, auguri per la nuova carriera :-)

  27. gianni riotta dice:

    Caro Manteblog leggo in viaggio il suo commento alla rubrica Polaris del Sole 24 ore a proposito di informazione online e La ringrazio per la Sua cortese attenzione. Non ho firmato io -come amo fare dal lontano 1971 perché detesto l’anonimato diffuso online che rende tutti un po’ vili e gaglioffi, poveri Tersite davanti a Odisseo- ma condivido il contenuto della rubrica. Quel che intendo dire, e che Polaris già avanzava, non è tarpare le ali all’informazione online, Ho creato con Eco Golem primo magazine online italiano, nel lontano 1996 e ho dato una mano ai siti di Stampa e Corsera quando non erano di moda tra i direttori. Credo in internet e sono lieto di averla vissuta dall’alba in America. Ma non credo a un’informazione di ricatto, insulto, esagerazioni e anonimato. Non per eleganza, mi creda. Ma perché i monopoli e le lobby gigantesche che sanno davvero come agire nel mondo stanno giocando una partita assai astuta. Lasciano che i blog dei lillupuziani si sfoghino senza importanza alcuna e dall’alto calano la loro potente campagna di disinformazione. Sanno che la petulanza alla lunga stucca: ricorda le radio libere anni Settanta? Presto spensero i loro liberi microfoni e vennero tutte ingloblate in network commerciali: mi creda andrà così anche nel web se non agiamo presto e con serietà. Senza responsabilità e chiarezza, senza trasparenza e passione la libera internet che noi pionieri abbiamo sognato diventerà lo shopping mall dei ricchi e famosi, che lasceranno ai ragazzi dei blog il gusto inane di andare alla toilette a scarabocchiare un commento acido e invano ribelle. Le pare un esito felice? A me no, per questo propongo, in serenità e certo che alla fine saremo noi tolleranti e equanimi a prevalere sulla rabbia e il populismo, di dare a tutti voce ma voce seria e responsabile. Grazie per avermi ospitato auguri a Lei e ai suoi lettori buon lavoro Gianni Riotta. Mi creda abbiamo ragione noi

  28. angelo dice:

    ah, voleva difenderci, ecco. Noi asini a non capire. (E vorrà difendere anche la povera radio Popolare, anche lei “inglobata”, immagino).

  29. Luca Perugini dice:

    Curioso l’incipit “Caro Manteblog..”. Due parole che inquadrano tutto il discorso restante.

    “Manteblog”?

    Non sarebbe il caso di utilizzare nome e cognome dell’autore?

    Rivolgendosi a Riotta, chi si sognerebbe di scrivere: “Caro
    Sole24Ore…”

  30. Federica Cocco dice:

    Ero pronta a scrivere un commento incendiario contro Riotta maho trovato il suo commento molto interessato – soprattutto con il paragone con le radio libere degli anni ’70. Effettivamente un dibattito è necessario.
    Quello che ha bloccato quelle radio non è stata tanto la mancanza di “accountibility” ossia responsabilità, ma la crescita di un mercato che favorisce i giganti. Internet è stata la risposta a questa situazione, ora i blogger e i podcaster si trovano liberi di partecipare alla corrente di idee online ALLA PARI (e di questo ne son certa, pensate a Wikileaks) con La Repubblica, il Sole 24 Ore, ecc.
    Infatti se dobbiamo essere sinceri, chi della nostra generazione prende poi così tanto sul serio i blogger de Il Gionale, Libero e compagnia cantante? Non credo siano poi così tanto ‘giganti’.
    In questo caso i veri giganti di Google/YouTube, Twitter, Wikipedia ecc..forniscono un megafono a queste voci che nessuno prima d’ora aveva offerto. Non trovate? La mia domanda è: qual’è esattamente il sistema di garanzia che proponiamo di introdurre per fare in modo che sia propagata la ‘verità’ e non calunnie? Chi decide? Lo stato Italiano? Ma mi faccia il piacere…

  31. Federica Cocco dice:

    correzioni:
    *ma ho trovato
    *molto interessante

  32. canablach dice:

    … perché detesto l’anonimato diffuso online che rende tutti un po’ vili e gaglioffi, poveri Tersite davanti a Odisseo

    Non capisco l’astio. Credo che sia possibile usare lo pseudonimo
    Samuel Langhorne Clemens senza per questo essere vile, gaglioffo e dover essere costretti a citare la mitologia classica. Responsabilità della propria azione, il nome resta comunque una maschera.

  33. Gianluigi dice:

    Il paragone con le radio non regge! Lo spazio per i canali radio/video è limitato, ci possono stare solo quelli e basta. I siti web possono essere un’infinità! I mezzi di comunicazione di massa tradizionali sono monodirezionali: dall’oracolo alla massa. La comunicazione in internet è sempre un processo bidirezionale. Gli investimenti sono importanti, ma anche un grande investimento non implica automaticamente essere seguiti da un grande pubblico.
    In questi attacchi io ci vedo solo la paura di chi essendo nella posizione dell’oracolo ha paura che la massa si accorga che è solo l’ennesimo “pirla”.

  34. adriano zanni dice:

    Forse non sempre l’anonimato rende vili e gaglioffi..ma alcune volte si…eccome.

    a mio parere sarebbe motivo da approfondire e discutere, quantomeno potremo definirlo come uno degli “effetti collaterali” della democrazia digitale.

  35. galatea dice:

    Caro Riotta,
    Io sarò un po’ tanarda, ma continuo a non capire bene il centro della questione. Se posto un qualsiasi commento su un blog in forma anonima (magari nemmeno il gestore del blog sa chi sono perché vede solo un IP sconosciuto) non vedo perché il gestore del blog dovrebbe essere considerato responsabile del mio commento. Così come non vedo perché se X scrive in un commento al suo articolo su Tizio: “Tizio è un deficiente”, non credo che lei ne sia responsabile, in quanto è impossibile che il direttore o anche solo un giornalista stia sempre a controllare secondo per secondo i commenti messi dagli utenti in calce agli articoli: se Tizio si offende querelerà X che ha scritto il commento offensivo, e che è rintracciabile tramite l’IP.
    Ora è vero che esistono siti che pubblicano articoli anche pesantemente offensivi ( e lo so, perché è capitato anche a me). Se si ritiene di essere diffamati, si procede con una querela; oppure, se si tratta come dice lei di sitarelli di mitomani che passano il tempo ad insultarti, molto spesso si lascia perdere, perché tanto si sa che sono letti da quattro gatti, spesso schizzati quanto il proprietario del sito stesso: è difficile che un sito di un pazzo che posta cretinate sia letto da migliaia di persone o abbia una qualche vera autorevolezza in rete. Quindi, scusate, io sarò anche un po’ stupida, ma non ho ben capito di cosa stiamo parlando e dove siano tutti ‘sti gran pericoli.
    Cordiali Saluti.

  36. diamonds dice:

    Zagrebelsky point

    http://195.122.253.112/public/mp3/Pink%20Floyd/Pink%20Floyd%20%27Run%20Like%20Hell%27.mp3

  37. Agostino Quadrino dice:

    Bene, ora abbiamo anche l’intervento del nostro direttore. Peccato però che si autodefinisca un “pioniere” dell’internet, quando però dimostra di non avere nessuna familiarità con un ambiente in cui, entrando in una pubblica discussione, non si rivolge la parola solo al “padrone di casa”, ma ci si degna di interloquire con tutti gli intervenuti (magari lasciando da parte il “lei” che online non usa manco più mia zia).
    E non per mera netiquette, ma per rispetto del mezzo prima che delle persone: un mezzo diverso da quelli che ha sempre usato (inclusa l’esperienza di Golem, che conoscevo bene già allora, quando la rete era 1.0 ovvero “uno a molti”), un mezzo dove tutti sono soggetti e nessuno ha per definizione “dimensioni” maggiori degli altri, per fatturato o quote azionarie o audience. Ciò che conta qui sono solo la reputazione e l’autorevolezza, validata solo dalle persone che abitano la rete.
    Ma il nostro oramai crede solo nella forza dei monopolisti, ignorando che la rete è il luogo dove questi monopoli vengono messi in crisi, a partire dalle major musicali, per finire con i grandi gruppi dell’informazione unidirezionale, a stampa o televisiva che sia.
    Riotta, credimi, avete sbagliato molte cose e i lillipuziani presto ve lo dimostreranno.

  38. Sascha dice:

    Prima di tutto, rispondere a qualsiasi critica alla Rete con ‘non sa di cosa parla’ ormai assomiglia ad sintomo patologico, tipo un ictus, specie se viene da parte di gente che ne sa tanto quanto, della Rete.
    Come lui stesso ha fatto notare, Riotta è stato uno dei primi ENTUSIASTI della Rete fra i giornalisti italiani e vi ha speso buona parte del suo tempo. Ricordo di aver frequentato per un po’ un suo forum di discussione di politica estera sul Corriere. Secondo me questa è stata per lui un esperienza formativa, visto che piano piano si trasformò in un teatrino per pochi scalmanati che vi postavano decine di volte al giorno auspicando lo sterminio degli arabi o degli ebrei o, ai tempi dell’invasione dell’Irak, dei francesi. Dopo un po’ Riotta smise di intervenire e in seguito chiuse il forum (i suoi affezionati frequentatori si trasferirono in quello di Magdi Allam che alla fine non ce la fece nemmeno lui a sopportarli…).
    La sua esperienza, che è in parte anche la mia, dall’entusiasmo alla disillusione, non mi pare tanto peregrina. Rispondergli che i media tradizionali non fanno spesso di meglio può essere vero ma non centra il punto, soprattutto non dimostra in alcun modo la superiorità del sistema informativo Rete-centrico. La maggior parte di quanti esaltano la Rete in realtà non la conoscono molto perchè non si danno mai la pena di frequentare quelle zone in cui potrebbero incontrare idee, fatti o visioni del mondo diverse dalla propria. Avete presente quelli convinti che la Rete abbia ‘dimostrato’ che gli attentati dell’11/9 siano una bufala americana? O quelli convinti che Berlusconi sarà spazzato via dalla ‘banda larga’? O, in America, quelli che sanno che Obama non è nato negli Stati Uniti, che è mussulmano, che è ‘socialista’ e così via?
    Inoltre, quando Riotta fa notare che la Rete, oggi, è sempre più dominata da alcune entità molto grandi, tipo Google, Facebook o Wikipedia, e che la furia isterica di tanti piccoli e grandi blogger non può in alcun modo passare per informazione, dice qualcosa di davvero sbagliato?
    L’autocompiacimento del ‘popolo del Web’ è l’essenza del filisteismo attuale, degno del Dizionario dei Luoghi Comuni di Flaubert. Ci si sente incredibilmente informati, intelligenti, rivoluzionari, connessi, pieni di amici mentre si passa il tempo a puntellare a forza di chiacchiere il dominio della finanza creativa e del download gratuito. Chiunque, con argomenti più o meno buoni, venga a disturbare questo autocompiacimento viene dileggiato con argomenti di pura ignoranza ideologica (almeno il tenutario del blog sa che Riotta non è ne’ un ignorante della Rete ne’ un luddita, l’insulto preferito degli imbecilli tecnologici)
    E pensare che a me Riotta non piace per niente…

  39. Sascha dice:

    Con tempismo perfetto A.Q. interviene reiterando tutti i luoghi comuni preferiti del ‘popolo del Web’.
    Ah, la rivoluzione da casa, in canottiera, una mano nelle mutande e una sulla tastiera…

  40. adriano zanni dice:

    Agostino Q Attento a fare certi paragoni.
    centinaia di micro etichette discografiche indipendenti,grazie alle meraviglie democratiche del p2p, sono sull’orlo del fallimento (o ci sono parecchio vicino)
    Nel frattempo le Major, alla faccia dei lillipuziani, stanno a spartirsi la torta dei 5 miliardi di brani venduti su iTunes insieme al sig.Mela che si e’ pure comprato un fegato nuovo… e’ molto contorta la faccenda..molto contorta

  41. giofederle dice:

    “E nulla più resterà se non un roco slogan su un foglio di carta vecchio di giorni o mesi, una foto ingiallita su pagina uno, due o cento, una correzione acida del giorno dopo, su un titolone sparato il giorno prima, che nessuno mai leggerà, fossile della frustrazione… e con la puzza del pesce che è servito a incartare.”
    (quoto con piccole variazioni)

  42. Sascha dice:

    Mettiamola così: si continua a contrapporre l’informazione cartacea così com’è, con tutte le sue reali miserie, con una informazione online del tutto immaginaria, priva delle macchie e dei cancri che ne sono parte integrante.
    Non per niente c’è la rubrica ‘Notizie che non lo erano’ di Luca Sofri sulle bufale e leggerezze dei media tradizionali e, che io sappia, non ce n’è una simile per la Rete (ma certo, la Rete non fa informazione tradizionale, fa informazione creativa, come i fondi d’investimento e gli hedge fund…)

  43. Agostino Quadrino dice:

    Caro Sacha, visto che sei così cortesemente interessato alla mia attività, ti informo che non sono a casa ma al mio posto di lavoro, come ogni giorno, non porto canottiere e scrivo sulla tastiera con due mani.
    Per completezza sappi che di mestiere faccio l’editore da più di 20 anni, occupandomi in particolare di editoria digitale e di rete. Vedo che ti abbandoni a dire volgarità nascondendoti dietro uno pseudonimo, rivolgendo la tua attenzione a chi sa bene che in rete la reputazione corrisponde ad identità ben definite, con nome e cognome, e non si compra al mercato a peso.
    Avevo letto con attenzione anche il tuo commento, magari non condividendone larga parte delle argomentazioni, ma la tua caduta di stile del secondo intervento mi convince ancora di più del fatto che in rete – più ancora che dal vivo talvolta – ci si può dissimulare varamente per poco: la vera natura di noi stessi viene presto ad evidenza, con tutte le sue eccellenze e le sue miserie…

  44. Sascha dice:

    I nomi propri in Rete sono un tanto al chilo. Fa differenza sapere che mi chiamo ‘Stefano Trucco’ e non Sascha? Come si fa a distinguere che si tratta di un nome vero o falso?
    Quanto all’esperienza si può solo dire che uno può frequentare la Rete per vent’anni senza capirla, allo stesso modo in cui si può guardare la tivù per una vita senza sapere come funziona ne’ dire nulla di interessante sui suoi programmi. La reputazione online è una favola che si raccontano i propagandisti, come quella secondo cui la Rete è il ‘regno della Verità’: questo lo dice il più popolare blogger italiano di tutti i tempi, non un Sascha qualsiasi, segno che la reputazione si può comprare, eccome. Lo stesso blogger l’altro giorno ha prestato la sua reputazione a un video in cui si attribuiva l’assassinio di Aldo Moro alla Stasi ed al Mossad…

  45. Agostino Quadrino dice:

    Ecco un esempio, Sascha: l’aver indicato il tuo nome aiuta anche a capire la tua posizione, perché in rete siamo molto più trasparenti e visibili che nella realtà.
    Scripta manent in rete. In rete siamo la nostra scrittura. Ecco un tuo commento che ho trovato nella tua stessa bacheca pubblica di Fb: “No, ma il principio di autorità da te invocato con me non attacca. IO sono l’unica autorità che riconosco! Detto francamente, mentre sospendo il giudizio sulla faccenda di Ustica, sul rapimento Moro secondo me si tratta di sciocchezze alla Mantellini.”
    Mi hai dato davvero un ottimo spunto per dar prova della validità della tesi che ho cercato di esporre. Grazie!

  46. John Doe dice:

    Vabbè, però adesso buttarla in caciara è facile. Basta dire che è la vecchia diatriba tra informazione di carta e informazione sul web, con i fanboy da una parte e dall’altra e funziona…..che poi è esattamente quello che ha fatto Riotta.

    Ma pensare che non c’è un “meglio” e un “peggio” proprio no? Pensare che uno sia attendibile o meno, ovunque scriva, e farlo dipendere da quello che scrive, che ha che non va?
    Se uso la montblanc dico la verità e con la bic invece no?

  47. Sascha dice:

    @ AQ

    Oh, splendido, uno stalker. Pure incapace di capire una battuta ironica fra amici. Beh, tipico.

    @ JD

    Sì, ma online è facile discutere sul serio su vizi e virtù dell’informazione online? Non mi risulta: di solito chi ci prova riceve le tirate di insulti e banalità e ignoranze varie che hanno salutato l’uscita di Riotta, cioè di uno che all’informazione online aveva creduto fortemente. Per esempio perchè nessuno parla dell’elefante bianco nella stanza, cioè la dipendenza dell’informazione online dai media tradizionali e soprattutto dalla televisione e dalla pubblicità?

  48. John Doe dice:

    @ Sascha: e che c’entra l’elefante? Quindi il fatto che molti si appoggino alla “stampa seria” renderebbe il sistema meno affidabile? Il punto è che non c’è un sistema, non ha senso parlare di affidabilità in generale e vale quello che dicevo prima, una fonte è affidabile e un’altra no, e solo dopo aver verificato quello che dicono.
    Per me finisce qui, altrimenti e se il gioco dovesse essere carta vs bit, potrei pensare che, da domani, mi metto a tradurre granma sul mio blog e la spaccio per oro colato.

    In ogni caso, e da non addetto ai lavori e quindi ignorante, il fatto che ci sia molto in rete che viene dalla stampa si può tranquillamente attribuire alla enorme giovinezza, e quindi immaturità, della rete in questo campo. Ci sono già, in ogni caso, molti esempi di bufale al contrario.

    E forse è anche questo che Riotta, da direttore e conoscendo i suoi polli fancazzisti, teme. Teme che quelli stiano seduti a fare copia e incolla dai blog, e lui poi firma un giornale pieno di cazzate :-)

    Si scherza eh, io riconosco a Riotta di essere un antesignano, ma stavolta delle due l’una: o si è sbagliato o l’ha spiegata proprio male.

  49. Tolleranti ed equanimi - manteblog dice:

    […] dai commenti il contributo di Gianni Riotta al mio post di oggi che lo riguarda Caro Manteblog leggo in viaggio il suo commento alla rubrica Polaris del […]

  50. frap1964 dice:

    @G.Riotta
    Ecco, magari se prima di scrivere della sentenza si fosse premurato di leggerla e poi di farsela eventualmente spiegare, avrebbe evitato di scrivere delle sonore fesserie, qui e sul Sole 24Ore (quoto Minotti).
    Altro che “Mi creda abbiamo ragione noi”.

    Dal testo della sentenza integralmente leggibile QUI:

    Ad abundantiam si può ricordare che l’art. 14 D. Lsvo 9.4.2003 n. 70 chiarisce che non sono responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e -a fortiori- gli hosting provider (cfr. in proposito ASN 200806046-RV 242960), a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma, in tal caso, come è ovvio, essi devono rispondere a titolo di concorso nel reato doloso e non certo ex art 57 cp). [leggi: omesso controllo]
    Qualsiasi tipo di coinvolgimento poi va escluso (tranne, ovviamente, anche in questo caso, per l’ipotesi di concorso) per i coordinatori dei blog e dei forum.

    Ecco, ora si rilegga con calma questo passo sull’inserto del Sole24Ore:

    La sentenza con cui la Cassazione, quel volubile forum della giustizia italiana, ha deciso che sui blog non esiste alcun principio di responsabilità sarà celebrata, c’è da temere, come un trionfo della libertà di stampa.

  51. Renzo Cipriani dice:

    Polaris dovrebbe essere non già Riotta, ma il nuovo responsabile del Domenicale del Sole24Ore, Giovanni Santambrogio, che mi dicono sia di area CL (non esattamente un’oasi di liberalismo). E comunque, sentir dire da Riotta o da chiunque “Mi creda, abbiamo ragione noi” mi fa correre un brividino lungo la schiena.

  52. Marco Belliramoscelli dice:

    se è veramente riotta dovrebbe degnarsi di rispondere su come mai abbia permesso e autorizzato la messa in onda di quel servizio falso sul NYT e su Beppegrillo.

    Ovviamente non risponderà. E dire che basterebbe cercare il suo nome su YouTube, sul suo iPad.

  53. Marco Belliramoscelli dice:

    OT
    comunque su radio 24, Palmieri ha da poco detto che B. si sta “impratichendo” con internet usando un suo iPad.

  54. Pierluigi Vernetto dice:

    anche Mussolini aveva la stessa capacita di dire una marea di cazzate con dei toni cosi roboanti da farle sembrare vere

  55. bruno saetta dice:

    Il punto di vista di Polaris, giuridicamente parlando, è totalmente fuori fuoco.
    La Cassazione non ha affatto sancito una assenza di responsabilità dei blog, né tantomeno per i giornali online, ha solo stabilito che le norme riguardanti il reato di omesso controllo, che di fatto è una responsabilità semioggettiva del direttore responsabile di un giornale, non è estensibile alla rete.
    La conclusione della Corte è che in rete vigono altre forme di reponsabilità, che sorgono nel momento in cui si prova la consapevolezza dell’illecito, basandosi sulla direttiva ecommerce sussunta nell’ordinamento italiano col decreto legislativo 70 del 2003.
    In sintesi i blogger non rispondono di un reato commesso da un terzo “a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato”, e tale principio è applicabile (sostiene la Corte) anche al direttore responsabile di un giornale online.
    Non c’è bisogno di grandi conoscenze giuridiche per capire che un blogger (oltre a rispondere sempre dei propri reati) risponde dei reati commessi da un commentatore se risulta a conoscenza del reato in questione ed avalla tale reato, come in tutti i casi in cui i commenti sono moderati preventivamente. Se il commento, invece, viene pubblicato immediatamente, senza intervento del titolare del blog, appare ovvio che quest’ultimo non ne ha responsabilità a meno che qualcuno non lo avverta della presenza del contenuto illecito e questi persista nel tenerlo online, così avallandone il contenuto.
    E’ un principio ovvio, basti pensare a quei blog che ricevono centinaia di commenti al giorno, per i quali una forma di controllo sarebbe difficilmente esigibile.

    Vorrei far notare, inoltre, che l’altro punto toccato da Polaris, cioè “l’irrilevanza dell’informazione online non professionale, fino a un mondo di 6 miliardi di blogger, ciascuno scritto e letto solo dal proprio autore”, è in realtà proprio quello che stanno cercando di realizzare i governi italiani negli ultimi anni. Un classico tentativo è stato quello di introdurre l’obbligo di rettifica per l’intera rete, facendo così in modo che ad un articolo, pur risultante vero e documentato, si possa sempre contrapporre (con obbligo di pubblicazione per legge) un altro articolo (la rettifica) di segno opposto, ed anche totalmente falso, cosa che di fatto comporta l’elisione delle due verità che scadono entrambe a mera opinione.
    Per cui, se l’informazione non professionale in rete diverrà “irrilevante”, come probabilmente spera Polaris, non sarà certo conseguenza della sentenza menzionata.
    Comunque, sono anni che certa stampa grida costantemente al lupo quando si tratta di cose di rete, cercando di convincere l’opinione pubblica del pericolo di una rete anarchica, senza responsabilità, dove ognuno può dire, o fare, ciò che vuole, senza pagarne il prezzo. E’ una ricostruzione del tutto infondata e da smentire categoricamente, anche dopo quella sentenza.